Un attacco iraniano di marzo al complesso di Ras Laffan in Qatar ha messo fuori uso il 17% della capacità di esportazione di GNL del paese e, a quasi sette mesi dall'inizio della guerra, lo Stretto di Hormuz rimane difficile da transitare. Un'analisi di Oilprice sostiene che la risposta del mercato inizialmente sembrava semplice: acquistare azioni di esportatori americani e aspettare che gli acquirenti europei e asiatici inseguano carichi che possano evitare completamente lo stretto. L'articolo delinea cinque titoli del gas naturale posizionati per beneficiare di questo spostamento dei flussi.

Cheniere è l'esempio più importante nell'analisi. La società ha spedito più GNL rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente e ha alzato la sua guidance per il 2026 per il secondo trimestre consecutivo, cosa che l'articolo presenta come l'evoluzione attesa del mercato. Secondo questa lettura, i terminal di esportazione degli Stati Uniti stanno catturando la domanda di clienti che preferirebbero non dipendere dai transiti di Hormuz per il loro approvvigionamento.

Il lato qatariota dell'interruzione è lungi dall'essere risolto. Secondo il rapporto, QatarEnergy ha esteso la forza maggiore e lo stretto stesso rimane un problema per le spedizioni. Questa combinazione spinge gli acquirenti europei e asiatici a cercare carichi originati al di fuori del Golfo, ed è qui che entrano in gioco gli esportatori americani.

Per il settore, lo stallo sottolinea la divisione geografica nell'offerta di GNL: i carichi del Qatar dipendono dal transito attraverso Hormuz, mentre i volumi spediti dagli Stati Uniti no. Finché lo stretto rimarrà bloccato e la capacità del Qatar resterà compromessa, gli esportatori americani saranno posizionati per farsi carico delle forniture che il Qatar non può consegnare. L'articolo indica che l'operazione dipende ora dalla durata della forza maggiore e dal ritorno alla normalità del traffico attraverso lo stretto.

Fonte: Oilprice